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Viaggi 3.0: la fine della scoperta?

Ricordo ancora il viaggio in Eritrea del 1994. Senza connessione internet e con l’impossibilità di telefonare a casa. Quando cancellarono il mio volo, per rientrare in patria dovetti recarmi in aeroporto nei giorni successivi poiché era l’unica via per capire quale sarebbe stato il prossimo aereo in partenza per Milano. Mi sentii proiettato in una cultura lontana anni luce dalla mia in cui non esistevano vie comode di adattamento.
Nel 2001 mi recai in India per il Maha Kumbh Mela, un’importante celebrazione induista che si tiene ogni 12 anni a cui quell’anno parteciparono 60 milioni di persone. Il viaggio fu notevolmente più semplice rispetto a quello intrapreso in precedenza in Africa ma lontano dai comfort europei a cui siamo abituati.
In Thailandia, nel 2005, con l’intento di evitare un viaggio all-in, fui obbligato a rivolgermi ad un’agenzia locale per prenotare spostamenti interni ed hotel. Eravamo già nell’era di internet ma qui il wifi era ancora un’utopia.

Allora le aspettative di viaggio erano dettate solo dai libri, dalle foto del National Geographic o da racconti, ovviamente personali, grazie ad incontri fortunati con altri viaggiatori che si erano recati in questi luoghi. Esisteva un sano timore nei confronti di mete lontane, legato alla consapevolezza di doversi confrontare con luoghi, culture, tradizioni ed abitudini culinarie molto lontane dalle proprie, a cui ci si doveva obbligatoriamente adattare per sopravvivere. Erano gli anni in cui l’occidentalizzazione era ancora legata al colonialismo e non al turismo di massa.

Oggi, nel 2017, viaggiare è diventato più facile ed accessibile ad un numero maggiore di persone.
Il sud est asiatico è solo una delle possibili opzioni di viaggio al pari di mete nazionali. Può infatti capitare di sentire giovani, mentre chiacchierano tra di loro, esclamare “Quest’anno non so se andare in sardegna o a Phuket.”. Questo è palese che il mondo sia veramente “diventato più piccolo”.
La Lonely Planet, considerata fino ad alcuni anni fa la bibbia dei viaggiatori fai-da-te, sta lasciando sempre più posto ai blog online di viaggio, al passo coi cambiamenti repentini portati dal turismo.
Sui social spuntano ogni giorno nuove pagine dedicate ai viaggi e non mancano gruppi chiusi come punto d’incontro in cui turisti e locali interagiscono tra di loro. Internet dà accesso ad un numero infinito di informazioni, semplici e veloci da consumare.
Allo stesso tempo hotel, agenzie di viaggio e compagnie aeree si sono affrettati per posizionare il loro business online, ottimizzando i costi e fornendo opzioni tariffarie per ogni tasca.
Le nuove generazioni sono sicuramente più avvantaggiate, soprattutto per la conoscenza di lingue straniere ma questo non dovrebbe scoraggiare le vecchie generazioni che attraverso app di traduzione automatica hanno oggi la possibilità di destreggiarsi in molte situazioni di vita comune al di fuori del proprio paese d’orgine. Ovviamente i viaggi organizzati rimangono sempre una valida opzione per chi, come i nostri genitori, potrebbe sentirsi tagliato fuori dai viaggi d’oltremondo.

Non c’è dubbio che internet sia un valido ausilio che spesso nasconde un’insidia che viene spesso sottovalutata, ovvero quella di appiattire le esperienze di viaggio creando idee preconcette che ostacolano la possibilità di immergersi nella cultura locale. Non di rado capita infatti di incorrere in blog scritti da viaggiatori che sembrano aver timore a riportare informazioni raccolte in prima persona, riproponendo invece ciò che hanno acquisito a loro volta attraverso la lettura di altri blog, assumendolo arbitrariamente per vero.
Per chiarire il concetto riporto qui di seguito due esempi personali. Visitando Wat Pho, uno dei templi più famosi di Bangkok, si può notare la presenza di tavole anatomiche che riportano punti e meridiani. Cercando su internet non si può fare a meno di incappare continuamente in informazioni erronee sulla loro natura, date ormai per vere in quanto proposte da centinai di siti. Inoltre, l’associazione di questo tempio al massaggio tradizionale thailandese viene data come verità asserita anche se pochi sanno che Wat Pho è solo un’azienda che utilizza il nome del tempio a scopo commerciale. Sarebbe come dire che il Reusi Da Ton (“yoga” degli eremiti thailandesi) ha origini in questo tempio solo perchè qui si trovano delle statue raffiguranti alcune posizioni di questo sistema.

Purtroppo informazioni superficiali aiutano a rafforzare pregiudizi nei confronti di luoghi, culture e tradizioni, impedendo così una loro reale comprensione e favorendo nel contempo la nascita di zone “ghetto” per turisti. Khao San Road a Bangkok o intere città come Siem Reap in Cambogia e Kuta a Bali rappresentano un classico esempio. Sviando da queste zone, anche a solo qualche centinaia di metri, è palese quanto il numero di turisti diminuisca drasticamente.

Esistono molti modi di viaggiare ed ovviamente tante ragioni per intraprendere un cammino, breve o lungo che sia. Comprendere a fondo un luogo comporta tempo, spirito di adattamento, intraprendenza e l’abbandono sull’uscio di casa delle proprie certezze. Scegliere alloggi a conduzione famigliare è spesso il primo passo per approcciarsi alla cultura locale. In molti casi, infatti, trascorrere del tempo con proprietari di ostelli ed hotel di piccole dimensioni permette di raccogliere informazioni preziose su mete sconosciute, spingendoci ad un’esperienza di viaggio autonoma ed autentica che ci aiuta a non rimanere ancorati ai tour organizzati. Un passo ulteriore può essere quello di abbandonare, almeno ogni tanto, le strade alimentari conosciute e sperimentare dove i locali consumano i loro pasti abitualmente. Il cibo è infatti un mezzo che apre le porte al dialogo e spalanca i cancelli a tradizioni e culture delle comunità.

Alla base di questo modus operandi, c’è la curiosità, il non dare nulla per scontato che ci forza a slegarci dai preconcetti culturali che ci accompagnano ogni giorno. Capire quale siano gli usi e costumi locali ci aiuta a comprendere ciò che non conosciamo e che spesso rimane avvolto da un velo di pregiudizio.

Viaggiare facilita l’apertura mentale, aiutando a decodificare la realtà che ci circonda e favorendo così una visione più concreta del mondo.
Sta sempre a noi scegliere se vogliamo essere viaggiatore o turisti.

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